UX design: cosa ci riserva il futuro della progettazione

Emotional designer, speculative designer, digital conductor , avatar designer,  voice user interface expert… No, non sto parlando una lingua misteriosa: queste sono solo alcune delle specializzazioni che si stanno definendo nel campo del design della User Experience.
Certo, è un po’ presto per fare previsioni sul futuro di quella che è una disciplina ancora “giovanissima”. Ciò che ormai possiamo dare per assodato, però, è che l’UX design rappresenti a tutti i livelli una parte integrante di qualsiasi brand experience.

Per fortuna, l’idea che riguardi una mera differenziazione estetica dei prodotti è definitivamente passata. Quella che stiamo vivendo è a tutti gli effetti una nuova rivoluzione industriale, in cui l’UX design gioca un ruolo fondamentale.

Secondo l’Università della California, l’UX design è un processo di progettazione in cui i bisogni dell’utente hanno la priorità in qualsiasi momento di contatto tra il prodotto, il suo contesto, e l’utente finale. Quest’interazione dev’essere positiva e coinvolgente, personale, unica ed immediata.
D’altronde, già negli anni Sessanta il maestro del design Dieter Rams affermava: “Il design è fatto per le persone; se non capisci le persone, non puoi progettare bene.”

Oggi le competenze di un UX designer sono fra le più richieste dal mercato digitale, ma in un mercato che continua ad evolversi e cambiare forma, cosa ci riserva il futuro?

DALL’ANALISI ALLA PREVISIONE

Fino ad oggi gli UX designers hanno basato gran parte del loro lavoro sull’analisi dei comportamenti: surveys, interviste, diagrammi, user journeys permettono di tracciare dei comportamenti e di ipotizzare delle soluzioni.

Ma l’UX design del futuro non si focalizzerà semplicemente sull’agevolazione della fruizione, ma dovrà riconosce il bisogno dell’utente in tempo reale e la modalità per intervenire.

Design challenges will be less about driving conversions in a hotel booking app, and more about how to help travelers have the best impression of a hotel from planning through checkout.
Ben Huggins  -  Senior Interaction Designer at YouTube

L’esempio più calzante è quello dei treni: arrivando in stazione, scopriamo che il nostro treno è stato soppresso. A questo punto, vogliamo che il nostro telefono ci suggerisca subito delle corse alternative, senza bisogno di scrollare l’intero sito e calcolare le coincidenze. Vogliamo un’interazione costruita davvero attorno a noi e diretta alle nostre specifiche esperienze, non a quelle di un average user.

Per questo si sente sempre più parlare di service design, perché questo tipo di approccio richiede un ripensamento globale delle strategie aziendali, per il quale la progettazione con personas e scenari è fondamentale.

 

 

GENERATIVE DESIGN E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

I siti web così come li conosciamo stanno già cessando di esistere. Nuovi approcci come il Growth Driven Design o l’Atomic Design stanno prendendo sempre più piede, affiancati da sistemi di intelligenza artificiale in grado di rispondere in tempo reale ai bisogni degli utenti.

Aziende come Grid o Wix, ad esempio, hanno sviluppato strumenti ad hoc che integrano l’utente nel processo creativo e gli permettono di accedere a dei template dinamici, adattabili ed in grado di implementare contenuti real-time. In prospettiva, la volontà è quella di arrivare a siti capaci di generare automaticamente contenuti sulla base dei dati presenti sui propri account.

L’intelligenza artificiale permette davvero un’estensione delle capacità umane, ma non dev’essere interpretata come una sostituzione del designer. Stiamo pur sempre parlando di strumenti, che evolveranno di pari passo alle competenze e alla comprensione degli utenti e del loro mondo. Solo così sarà possibile sviluppare nuovi e più efficaci mezzi d’interazione.

 

 

I DESIGNER SI ESTINGUERANNO?

``The time for making money pushing pixels around is almost up, and we’ll lose our jobs much faster than we expect.``
Andrew Doherty - Product Design Manager at Google

Mentre la line di confine tra online ed offline sfuma sempre di più, anche i nostri lavori stanno cambiando rapidamente. Ormai è sempre più difficile stabilire cosa sia UX, cosa UI e cosa  si possa considerare prototipazione. Allo stesso tempo, impieghi che ci sembravano pura fantascienza nel giro di qualche anno sono diventate professionalità richieste dal mercato. Dopotutto, anche Alexa o Siri hanno bisogno di un copywriter!

Vi ricordate quando, negli anni 2000, nascevano decine di app al giorno che non rispondevano ad alcun bisogno reale? O le centinaia di app sveglia o calendario dall’estetica super cool che scaricavamo una dopo l’altra e poi non consultavamo mai?

Ecco come evitare l’estinzione: il fututo della user experience sta nella capacità di capire davvero le persone.

Vicentino di nascita ma trevigiano d’adozione, è nato nell’anno in cui i Nirvana pubblicavano Nevermind e al cinema si andava a vedere Thelma e Louise.

Durante la settimana fa l’art director, l’aspirante cuoco, il nerd fumettaro, il critico cinematografico sul divano, l’illustratore freelance; nei weeked fa le stesse cose + mangiare la pizza.