I migliori investimenti in comunicazione: il Corporate Retreat

Partendo dalla mia esperienza professionale più recente, la Growth Week in Yalp, vorrei raccontare cosa penso dei Corporate Retreat in generale, e nello specifico dei suoi pro e dei suoi contro nell’area marketing o comunicazione.

Non affronterò quindi l’argomento in maniera olistica, escludendo dal ragionamento gli effetti legati al team building o ad aspetti umani(stici) come il rapporto tra felicità e produttività.

Anche se mettiamo da parte questi vantaggi infatti, secondo me i ritiri aziendali rimangono uno dei migliori investimenti possibili in comunicazione.

Il primo ed evidente effetto positivo legato ai Corporate Retreat riguarda un immediato miglioramento della comunicazione interna. È un vantaggio trasversale, ancora più evidente nelle aziende strutturate, dove tendenzialmente le comunicazioni interne dipendono da una tecnologia più o meno evoluta, come email o intranet.

Vedersi e parlarsi faccia a faccia, crea le condizioni per un’interazione meno codificata e standardizzata. È molto più semplice per due aree aziendali distinte, come ad esempio il reparto marketing e il reparto commerciale, capire le reciproche esigenze e discutere nuove soluzioni per coordinarsi al meglio. È un’occasione perfetta per imparare a gestire dinamiche interne complesse, con l’obiettivo di cogliere nuove opportunità per far crescere l’azienda.

Un altro aspetto positivo è legato ai contenuti del ritiro aziendale. Non dev’essere solo l’occasione per fare una bella vacanza. Parlare di lavoro, nelle modalità giuste, premia tutti. Può essere tonificante per l’azienda, che ha un’occasione irripetibile per raccogliere punti di vista, spunti e informazioni strategiche per crescere.

Può essere stimolante per le singole risorse aziendali, che hanno la grande opportunità per fare la differenza attraverso le loro idee e la loro esperienza sul campo. La gratificazione e il senso di appartenenza che derivano dalla realizzazione di una buona idea, non imposta dall’alto, ma generata attraverso processi bottom-up, può avere ottimi effetti su manager e dipendenti. E soprattutto può generare un impatto incredibile sul business. Un impatto che può e deve essere monitorato dopo il ritiro, sulla base di criteri decisi durante.

Invece, gli unici aspetti negativi che mi vengono in mente riguardano il costo. Oltre ai professionisti esterni da coinvolgere per raggiungere gli scopi del retreat aziendale, bisogna considerare anche i costi vivi del personale e quelli derivanti dalla mancata produzione o della mancata erogazione del servizio.

Bisogna mettere tutto sul piatto della bilancia e aver ben chiari i benefici che vogliamo ottenere. Vogliamo generare un nuovo prodotto? Riposizionare il nostro brand? Riorganizzare ruoli e task?

Ad esempio, la Growth Week di Yalp, è stata concepita con l’obiettivo di ripianificare la brand experience.
Ad ogni modo, i goal di un ritiro aziendale possono essere molti o pochissimi, l’importante è definirli tutti con precisione prima di iniziare. Solo così, con l’aiuto di professionisti competenti, sarà possibile organizzare tutte le azioni più efficaci per la crescita dell’azienda.

Andiamo alle conclusioni…

È un investimento? Naturalmente.

Per il ROI ne vale la pena? Assolutamente.

Cresciuto leggendo Topolino, Pynchon e Canetti, è probabilmente il più forte giocatore di Mortal Kombat (1992) del pianeta. Ha studiato economia nella biblioteca di filosofia e poi ha deciso di diventare un copywriter. Ascolta volentieri i Pixies, De André e Beethoven.